1 marzo 2018

Cosa intendiamo per web 2.0

Era il 2004 quando Tim O’Reilly, fondatore della nota compagnia O’Reilly Media, utilizzò il termine ‘web 2.0’ come titolo per un ciclo di conferenze.

Il termine si diffuse rapidamente. Le Web 2.0 Conferences vennero ripetute con cadenza annuale fino al 2011 e attorno a questa locuzione – web 2.0 – nacque un vivace dibattito.
Tim O’Reilly aveva colto il cambiamento in atto nel web sintetizzandolo in una formula efficace. Se tale formula fosse corretta, e quale fosse precisamente il significato alle origini, è difficile dirlo.
Tim Berners Lee, il geniale informatico britannico, che assieme a Robert Cailliau ‘inventò’ il web accolse con poco entusiasmo la nuova definizione. In un’intervista del 2006 per la IBM sottolineava di come nessuno capisse esattamente quale fosse la differenza tra web 1.0 e web 2.0.

Web 2.0 è il luogo virtuale in cui oggi noi tutti navighiamo. Un insieme vastissimo di siti, social, piattaforme e applicazioni in cui – questa la differenza principale con il web 1.0 – ogni utente può produrre dei contenuti con competenze informatiche praticamente nulle.
Web 2.0 indica quindi un cambiamento di approccio al web. I normali utenti non solo fruiscono dei contenuti ma contribuiscono anche a crearli usufruendo delle tecnologie messe a disposizione dai blog, dai social, dalle mail, dai forum…
Come i critici dell’etichetta web 2.0 misero subito in luce non vi sono in realtà motivazioni inoppugnabili per separare il web 2.0 da quello precedente. Anche la possibilità per gli utenti di interagire e produrre contenuti risale a ben prima del web 2.0. Amazon, ad esempio, sin dalla messa online nel 1995 permetteva agli utenti di recensire i propri prodotti.
Inoltre ‘2.0’ è un esempio di numerazione progressiva tipica delle release di nuovi software e piattaforme; la numerazione spinge a pensare ad una tendenza verso l’innovazione funzionale, tendenza che però non sembra necessariamente riguardare il web (per quanto molti parlino in effetti di web 3.0, 4.0…).

Il merito di questa espressione, in definitiva, sembra essere più storico che teorico. Essa segnala un cambiamento nell’utilizzo di un insieme complesso di tecnologie sviluppate nei fondamenti ben prima del 2004 e, comunque, in costante evoluzione ancora oggi.
Questo cambiamento ha influenzato moltissimi ambiti e trasformato radicalmente il nostro modo di pensare a internet. Sono cambiati il modo di intendere il marketing e la comunicazione online, sono nate nuove attività e nuove professioni. In pratica si è attivato un nuovo settore dell’economia.
Ma soprattuto è aumentato notevolmente il numero delle persone che utilizzano internet per comunicare. Oggi internet è anche un gigantesco mass media, con inevitabili ripercussioni sulla politica e sulla società.



Cosa ha significato – e cosa sta significando – il web 2.0 è difficile da dire. Sicuramente il web 2.0, più che il web 1.0, è altamente partecipato. E’ aperto, poco controllato, libero. E questo è molto importante.
Certo, basta aprire il proprio profilo Facebook per capire quanto non sia il caso di lasciarsi andare ad eccessivi entusiasmi. Il web 2.0 è anche molto caotico e confuso, pieno di parole inutili, disseminato di trappole e tranelli.
Si potrebbe dire che il web 2.0 ha ampliato la libertà di comunicazione. C’è tanta, tantissima libertà di parola. Quanto alla libertà di pensiero, per quella bisognerà attendere un’altra rivoluzione; aspettiamo con impazienza …

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