12 marzo 2018

No a interventi su pensioni e riforma del lavoro

Moody’s avverte l’Italia: «no a interventi su pensioni e riforma del lavoro».  
La necessità oggettiva al momento è quella di assicurare l’equilibrio dei conti pubblici.
L’agenzia di rating Moody’s teme un periodo di instabilità per effetto del recente risultato elettorale e non esclude un possibile ritorno alle urne. Si teme da più parti uno stallo politico e la prospettiva di un governo altamente «non operativo».
A quanto pare, si sta materializzando lo scenario che il presidente della Commissione Juncker aveva incautamente preannunciato (guarda un pò il caso).
E che dire dunque delle prossime scadenze all'orizzonte? Per esempio prendiamo in esame l'aumento dell’Iva.
Gia, la priorità da adesso sarà soprattutto disinnescare le clausole di salvaguardia per scongiurare l’aumento dell’Iva.
Ma non dimentichiamoci la gestione e l'aggiornamento delle principali variabili macroeconomiche: deficit, debito, Pil, avanzo primario, interessi, occupazione e chi più ne ha più ne metta.
Dal M5S sanno bene che il Def 2018, che va presentato entro il 10 aprile e inviato  a Bruxelles entro il 30, sarà il primo banco di prova del futuro governo, a patto che per quella data si riesca a trovare i numeri in Parlamento per costituire un governo.
I risultati delle elezioni non hanno fatto emergere nessuna maggioranza (lo si era intuito anche prima del voto) e la novità di questi giorni è che tutti quanti, presunti vincitori e vinti, si sono arroccati sulle loro posizioni senza lasciare spazio a intese alternative. 
Come conseguenza immediata ci troveremo un governo di galleggiamento da fare o già fatto (leggi Gentiloni) che dovrà sbrigare l’ordinaria amministrazione e approvare la prossima certa manovra correttiva dei conti. Sicuramente questo governo metterebbe il pilota automatico sulle scelte di finanza pubblica, scelte stabilite non certo dagli Italiani.

Per fortuna dunque, ma anche questo era preannunciato, il mondo finanziario non si è fatto turbare dal responso delle urne italiane. 
Borse e operatori finanziari aspetteranno di vedere se le promesse della campagna elettorale diventeranno realtà e quanto saranno compatibili con un orizzonte che prevede le due scadenze più rilevanti del prossimo settembre. l’Italia a settembre dovrà pensare a come evitare la già citata clausola di aumento dell’Iva concordata con Bruxelles mentre entro la fine dell’anno la Banca Centrale Europea cesserà di acquistare i nostri titoli di stato attraverso i quali il Belpaese si finanzia per circa 400 miliardi di euro l’anno.

Che dire poi del previsto cambio tra Draghi e il falco tedesco Jens Weidmann? 
Si preannuncia un prossimo futuro per tutti noi poco felice. 
Il ricatto è palesemente alle porte. Come quale ricatto? La Cassa depositi e Prestiti (il vero obiettivo altroché Banca d’Italia che ormai è un colabrodo) , Enel, Eni, Finmeccanica, Poste, Treni … e tutti gli asset industriali di valore che sono sempre stati l'obiettivo primario al quale l'Europa a trazione teutonica mira.
Cosa ci aspettiamo nel peggiore dei casi? L'agognato commissariamento del Belpaese, questo è il loro ultimo/primario obiettivo. 
Spero di sbagliarmi ovviamente ma il mio pensiero ora è rivolto a questa povera Italia e alla fine di questa nazione.
Deciderà quasi tutto Bruxelles. Speriamo almeno che non ci obblighino a dire grazie.
channelsmondo

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