6 marzo 2018

Un fenomeno globale, la Startup. Ma in Italia?


La definiscono febbre da startup e  ha contagiato ormai un po’ tutti. Retaggio di alcuni successi anni 80 di attuali colossi della Silicon Valley le startup hanno dato il via ad un fenomeno che sta interessando i giovani e i meno giovani di tutto il mondo. 

Considerazioni riprese leggendo articoli e pubblicazioni diverse trovati in rete. 

Ma si trattia veramente di un fenomeno recente? Direi di no, perchè creare, innovare e costruire sono capacità nate con l'essere umano stesso e la capacità di usare le capacità per sopravvivere prima e costruire ricchezza poi non sono certo situazioni recenti. Bene, semplicemente direi che oggi, tutto questo è concretizzato nelle startup. Analizziamone insieme le caratteristiche, le prospettive e le possibilità di finanziamenti.

Definizione di Startup
In realtà non ho trovato dopo una breve ricerca un significato di startup univoco e quindi nemmeno una sua definizione ufficiale. Partiremo perciò dalle definizioni fornite da alcuni dei più autorevoli esperti del settore che si possono trovare facendo qualche googolata in rete,

Paul Graham
Paul Graham è imprenditore, autore e sviluppatore software. Dal post “Startup=Growth” si specifica che:
Una startup è una azienda progettata per crescere in fretta. Essere una società appena fondata di per sé non rende una azienda una startup. Ne è necessario per una startup lavorare nel settore tecnologico, o essere finanziata da un fondo di venture capital, o prevedere qualche tipo di “exit” [come ad esempio la possibilità per gli investitori iniziali di monetizzare il loro investimento vendendo la società in borsa]. La sola caratteristica essenziale di una startup è la crescita. Ogni altra cosa che associamo da una startup discende dalla crescita.”
Steve Blank
Steve Blank, imprenditore ed autore del best seller “The Startup Owner’s Manual”:
“Una startup è un’organizzazione temporanea utilizzata per cercare un modello di business ripetibile e scalabile.”
Io personalmente preferisco attenermi a questa definizione di Steve Blank.

Eric Ries
Eric Ries, imprenditore ed autore del best seller “The Lean Startup”:
“Una startup è un organizzazione umana progettata per creare un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza.”
Quando una startup può essere considerata tale?
Il significato di startup è dunque molto variabile e “soggettivo”, tuttavia, vi sono delle caratteristiche costanti. Andando a speculare sulle stesse definizioni, possiamo affermare che una startup è un qualsiasi tipo di azienda di nuova costituzione o già esistente che:
  • intende realizzare un prodotto/servizio con un elevato contenuto innovativo
  • ricerca un mercato da servire per avere un crescita rapida e sostenibile
  • presenta un modello di business profittevole e completamente scalabile
  • affronta l’incertezza, la concorrenza e un tempo limitato per affermarsi
È invece da considerarsi un falso mito la correlazione delle startup con il mondo digitale. Anche se effettuvamente il modello della startup e il suo fine ben si sposa con questo mondo tecnologico.

Come funziona il mondo delle startup?
Le startup vengono molto spesso create da ragazzi giovanissimi che hanno avuto un’ idea o realizzato un primo prototipo di un qualcosa d’innovativo.
Nella gran parte dei casi, sono finanziate da venture capitalist, angel investors o anche da semplici privati (magari attraverso il crowdfunding), che credono nel progetto e decidono di investirci somme di denaro che vanno dalle poche centinaia di euro alle decine di milioni.
I paesi più reattivi (USA ed Israele in testa) non solo cercano di favorire la nascita di nuove startup, ma addirittura stanno facendo di tutto per attrarre startupper dagli altri paesi. Oggi, infatti, le startup rappresentano una leva potentissima per la creazione di ricchezza, strumento di competizione e crescita (attraverso l’innovazione) su cui un paese non può non puntare.
I paesi più lungimiranti lo hanno capito fin troppo bene e stanno già facendo la differenza! Stanno investendo milioni di euro per creare dei veri e propri HUB, attirando giovani talenti e creativi da tutto il mondo e allo stesso tempo investitori pronti a finanziare i progetti dei nuovi Mark Zuckerberg e Steve Jobs.

La puntata di Report dedicata al modo delle startup racconta in modo molto interessante quello che sta accadendo nel mondo.

E nel Belpaese?
L’ecosistema imprenditoriale italiano è a livello di starrtup nella sua fase iniziale e sta lentamente crescendo.  I talenti da noi ci sono, le buone idee di business non mancano e, considerando anche l’elevato tasso di disoccupazione, il potenziale dell’Italia è davvero notevole.
Incubatori, acceleratori, investitori e media stanno facendo sicuramente la propria parte, il problema come sempre per il nostro paese è rappresentato dalla politica. Questo il vero tasto dolente di questo discorso, la politica e i nostri politici.
La burocrazia e la tassazione, sono questi i principali fattori critici nell’attività della propria impresa secondo gli oltre 400 startupper italiani, intervistati per la seconda edizione della ricerca La voce delle startup. Il report realizzato dall’associazione Italia Startup.
Aspetti fiscali e incertezza normativa completano il quadro di ciò che, secondo i nuovi imprenditori italiani, andrebbe migliorato per consentire alle loro imprese di avere successo.
Un obiettivo complicato dal fatto che, secondo gli intervistati, l’attuale normativa non facilita nemmeno gli investimenti in formazione e manca – secondo il 36% degli startupper – di agevolazioni per l’imprenditoria di nuova generazione.
A parte l’Agenda Digitale che ha avviato il processo di digitalizzazione del nostro Paese e qualche altra iniziativa spot come la srl semplificata ad 1€, per il resto tutto tace e burocrazie eccessive continuano a rallentare (per non dire bloccare) il mondo delle startup Made in Italy.

Ah dimenticavo di sottolineare un passaggio molto molto personale. Io lavoro per una startup nostrana.

channelsmondo

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